NOVA opera in piena collaborazione con International Adoption 

Progetti di solidarietà

BENIN - Scuola alternativa - Cotonou

Il contesto locale, la situazione dell'infanzia ed i “bambini schiavi”

Il Benin è uno dei paesi più poveri dell'Africa sub sahariana, in cui assume un particolare drammaticità della situazione dell'infanzia. Circa mezzo milione di bambini fra i 6 ed i 14 anni lavora a tempo pieno nel paese. Si tratta di una realtà resa ancor più inquietante dal fatto di un gran numero di loro è vittima del traffico di bambini, che tocca tanto i maschi che le femmine. Tradizionalmente i bambini delle famiglie più povere e dei villaggi di campagna. Questa tradizione, un tempo sviluppato sulla solidarietà, oggi è trasformata in una pratica di crudo sfruttamento: i bambini infatti non sono affidati a famiglie, ma consegnati a piccoli imprenditori senza scrupoli che li vogliono lavorare in situazioni che non è esagerato definire di schiavitù. Si parla appropriatamente di "traffico di minori", per il fatto che i genitori dei paesi cedono regolarmente i figli di un mediatore per somme che vanno dai 15 ai 30 dollari. Spesso i genitori considerano di assicurare in questo modo un futuro migliore ai figli, come avveniva in passato.

Le conseguenze per i bambini, come è facile immaginarsi, sono devastanti. Non vengono accolti da una famiglia, ma finiscono in selezionati produttiva; non dormono in appartamenti familiari, ma per strada; non hanno riferimenti agli adulti che in qualche modo assomiglino a genitori affidatari, ma solo padroni senza scrupoli. La vittima è maltrattata e soffre di lesioni fisiche e disturbi psichici. Le bambine sono esposte allo sfruttamento sessuale e ai connessi rischi di AIDS. Tutti si trovano esclusi da qualsiasi forma di scolarità.

A Cotonou, la principale città della nazione, esiste un gran marché dalle dimensioni colossali: 50.000 punti vendita e oltre 200.000 persone impiegate (si tratta del secondo per dimensioni dell'Africa). In questa "città nella città" sono numerosissimi i "bambini schiavi", dall'età spesso attorno ai 6-8 anni. I maschi lavorati come pseudo-apprendisti nei cantieri, nelle officine, sottoposti a lavori pesantissimi; le bambine vengono impiegate nella vendita dei prodotti, e passano la giornata girando da luogo a luogo del mercato col cesto in testa ed alla sera devono tornare dal padrone acquistato venduto tutto il prodotto. I rapporti di questi bambini con la famiglia d'origine, che in genere vive in paesi distanti anche di chilometri da Cotonou, sono completamente interrotti.

Le suore salesiane di Cotonou

All’interno del Gran mercato opera molto attivamente un gruppo di Suore salesiane di S. Giovanni Bosco (presenti nel paese dal 1992). Fra queste Suor Maria Antonietta Marchese, che nel 1998 ha fatto collocare nel centro del mercato un container, nel quale ha aperto una scuola permanente (primi rudimenti di alfabetizzazione) indirizzata alle bambine, che gestisce con l’aiuto di alcune ragazze che negli anni passato ha aiutato a studiare ed a laurearsi, e che ora vi insegnano. Questa attività ha permesso a Suor Maria Antonietta di instaurare un rapporto di fiducia con le bambine, e di individuare casi per i quali è possibile pensare ad un  reinserimento familiare.

Il progetto finanziato da NOVA e dalla CAI

Il progetto finanziato dalla CAI e gestito da NOVA è iniziato nel 2006. In particolare, è proseguita l'attività di sostegno alla postazione scolastica all'interno del Grand Marché di Cotonou ("scuola alternativa"), con la retribuzione di tre insegnanti e un direttore che hanno svolto compiti di formazione delle madri e di scolarizzazione di base per i bambini.

Attraverso l'attività della "scuola alternativa" è stato possibile procedere nell'indagine finalizzata a individuare i bambini per i quali era ipotizzabile un tentativo di reinserimento familiare.

E' stato acquistato il materiale didattico e di cancelleria indispensabile (carta, quaderni, libri didattici).

Nel corso del 2007 sono stati effettuati due corsi di formazione, di 36 donne a Ouando e di 12 donne a Katagon. Inoltre, è stata erogata la prima "tranche" di microcredito, finalizzato a impiantare attività produttive di reddito, a 66 donne dei seguenti villaggi: Houegan, Gohoungohoue, Hlekpehoue, Biyama, Lome. Successivamente si è proceduto a concedere credito a un gruppo di 24 donne di Cotonou, di 12 donne di Mawoulome, di 36 donne di Wangnina. Per quanto riguarda invece il villaggio di Abenihocon, si è deliberato di concedere un micro-credito per l'acquisto di un mulino alla comunità di donne del  villaggio, che hanno scelto una forma collettiva  di finanziamento in luogo di quella individuale. Le donne beneficiare sono state individuate dal gestore del micro-credito secondo i criteri identificati con il progetto, e cioè finalizzando il beneficio economico al tentativo di reinserimento in famiglia di un minore preventivamente individuato ovvero a quello di prevenirne l'abbandono. Il microcredito è stato concesso avendo riguardo a un'attività economica precisa: attività commerciali, produzione o vendita di olio (alimentare e motore), vendita di generi alimentari.

Inoltre, è stato retribuito con cadenza mensile il gestore del micro-credito, che ha continuato a svolgere attività di indagine, selezione dei beneficiari, erogazione delle somme, accordi con le comunità locali, controllo della correttezza della spesa.

Dopo la prima fase di più intensa attività, NOVA ha continuato a finanziare il progetto e l'attività della "scuola alternativa" attraverso la raccolta di fondi tra i propri soci e sostenitori.

Data di attivazione:  01/2006

Stato:  Concluso

Risultati ottenuti

Il sostegno di NOVA ha garantito in una prima fase il consolidamento delle attività e successivamente la continuazione dell'attività della scuola e delle azioni di prevenzione dell'abbandono e di denuncia dellesituazioni di peggiore sfruttamento.

Finanziamenti ottenuti : 45.000,00 EUR

Responsabile : Rita Chiti Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

L'unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell'avere nuovi occhi.

(M. Proust, Alla ricerca del tempo perduto - La prigioniera)

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